Capita frequentemente di imbattersi in animali selvatici bisognosi di aiuto, non solo in ambienti naturali ma anche in città. Grazie al sempre maggiore interesse dei cittadini nei confronti degli animali e della protezione della natura, il numero di selvatici che vengono soccorsi ogni anno è molto elevato. Se soccorrere un animale selvatico in difficoltà è un gesto di generosità e rispetto, bisogna però sapere che un intervento errato può pregiudicarne la salute e la possibilità di vivere libero.
Questa sezione del sito si rivolge a tutti coloro che, imbattutisi in un animale selvatico orfano, ferito o ammalato, abbiano bisogno di informazioni su come raccoglierlo, maneggiarlo, ospitarlo e su cosa fare (e non fare!) per garantirgli le migliori possibilità di essere recuperato appieno alla vita libera dopo la consegna al CRAS più vicino. Il soccorso di pulcini e orfani di mammiferi è trattato in due paragrafi appositi: in tutti gli altri casi le informazioni fornite sono da considerarsi relative ad animali adulti.

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Decalogo essenziale

1) Prima di intervenire è sempre meglio osservare la situazione da una certa distanza, chiedendosi se sia davvero il caso di raccogliere l’animale e, se sì, quale sia il modo migliore per prenderlo.
2) NON TOCCATE MAI I PICCOLI DI CAPRIOLO o altri “falsi orfani”, e non asportate nidi o uova.
3) MAI ridurre in cattività un animale selvatico per tenerlo “da compagnia”: lo scopo di ogni intervento è garantire il loro benessere e restituirli alla vita libera non appena possibile.
4) Non somministrate MAI alcun tipo di farmaco di vostra iniziativa.
5) Non lasciate mai un animale selvatico libero per casa o nell’abitacolo di un autoveicolo.
6) Non alloggiate mai un animale selvatico insieme a cani, gatti, o altri animali domestici di proprietà.
7) In presenza di un selvatico, muovetevi lentamente e parlate a bassa voce.
8) Per un animale selvatico, una coccola è un’aggressione: toccateli il meno possibile!
9) Non improvvisate i pasti: una dieta errata può ucciderli!
10) Non affidate MAI un animale selvatico a un bambino: entrambi possono farsi molto male.

 

Indice

- Cos’è il recupero della fauna selvatica?
- Cosa dice la legge?
- Cosa sono i Centri di Recupero per gli Animali Selvatici?
- Ho trovato un animale: lo devo raccogliere o no?
- Come lo catturo?
- Rischi per i soccorritori
- Come lo trasporto?
- A chi mi devo rivolgere ora?
- Come si maneggia un animale selvatico?
- Come sta?
- Sistemazione temporanea
- Come e cosa deve mangiare?
- Uccellini orfani
- Mammiferi orfani
- Cetacei e tartarughe marine
- Fonti bibliografiche

 

Cos’è il recupero della fauna selvatica?

Il recupero è il complesso di interventi necessario a riportare un animale nelle condizioni di vivere autonomamente in stato di naturale libertà, consentendogli di riacquisire la capacità di relazionarsi con l’ambiente, con i conspecifici e con i predatori.
Le due principali motivazioni su cui poggia il recupero sono il riconoscimento all’animale selvatico del diritto alla salute e alla libertà e la salvaguardia delle popolazioni e delle specie.
Possono essere riconosciute 6 fasi necessarie per lo svolgimento del recupero:

1) ricovero e analisi di fattibilità;
2) cura;
3) riabilitazione;
4) marcatura;
5) liberazione;
6) monitoraggio e altre attività post-rilascio.

Le fasi elencate possono non corrispondere ad una situazione reale, ma sono funzionali ad inquadrare in una sequenza temporale e logica le attività di un centro di recupero. Il recupero vero e proprio può inoltre essere preceduto dalle fasi di ritrovamento, segnalazione, consegna o soccorso.
Per ritrovamento si intende il primo contatto delle persone coinvolte nel recupero con l’animale selvatico. Esso avviene in genere da parte di privati cittadini o degli addetti alla vigilanza venatoria. Al ritrovamento possono conseguire la segnalazione, la consegna od il soccorso.
La persona che ha effettuato il ritrovamento è tenuta a segnalare il fatto entro 24 ore all’autorità competente per territorio. A seguito della segnalazione l’animale ritrovato può essere raccolto dal personale provinciale preposto e consegnato ad un centro di recupero, oppure i cittadini si rivolgono direttamente ad un centro, consegnando l’animale o segnalandone la presenza e richiedendo che gli operatori del CRAS si rechino sul luogo a prelevare l’esemplare (soccorso).
A seguito di un ritrovamento effettuato da privati, la segnalazione è l’atteggiamento migliore, perché consente agli operatori del recupero, siano essi volontari di un centro o addetti alla vigilanza venatoria, di fornire le istruzioni necessarie ad evitare tentativi potenzialmente controproducenti di manipolazione e cura dell’animale. Non è infrequente, infatti, che gli animali ritrovati vengano detenuti per un certo periodo di tempo in ambito domestico, con il rischio di diminuire la percentuale di successo del recupero.
Per ricovero si intendono tutte le procedure che devono essere espletate dal momento dell’arrivo dell’animale al centro, fino al suo avvio alle strutture di stabulazione idonee. Le tappe in cui si articola la fase di ricovero verranno ovviamente affrontate in un ordine temporale variabile a seconda delle condizioni cliniche dell’animale e della disponibilità di personale; esse sono:
- compilazione della scheda di ingresso dell’animale;
- prima visita clinica e pronto soccorso;
- eventuale marcatura provvisoria, interna al centro;
- analisi di fattibilità.

L’analisi di fattibilità dovrebbe costituire una tappa imprescindibile per avviare il processo del recupero. Essa permette di scegliere razionalmente fra le tre opzioni che si presentano al momento del ricovero: l’avvio dei processi di cura e riabilitazione al fine di liberare l’animale; il mantenimento in cattività per l’intera vita di un soggetto giudicato irrecuperabile; l’eutanasia.
Il ricovero dovrebbe sempre essere seguito da un periodo di quarantena.
Come fase di cura si intende il periodo in cui vengono condotte su un animale ricoverato procedure terapeutiche, sia mediche che chirurgiche.
La detenzione consiste nella permanenza della fauna selvatica nei centri autorizzati, mentre è vietata a soggetti che la realizzino su iniziativa privata, in particolare per specie non cacciabili o soggette ad un regime di protezione particolare ai sensi dell’articolo 2 della Legge 157/92.
Per riabilitazione si intendono gli interventi di tipo gestionale, clinico e comportamentale, cui un animale deve essere sottoposto dopo la fase di cura per poter essere liberato. La fase di riabilitazione ha lo scopo di ripristinare l’integrità fisica (tonicità muscolare) e comportamentale (istinto predatorio, attitudine riproduttiva, comportamento alimentare) dell’animale.
La marcatura consiste nell’applicazione ad un animale di dispositivi che ne consentano l’identificazione individuale ed eventualmente il monitoraggio delle attività a seguito della liberazione.
La liberazione è la fase del recupero consistente nel rilascio in natura di un animale curato e riabilitato. Essa dovrebbe avvenire secondo tempi, modalità e scelta del luogo di rilascio, che ne garantiscano le maggiori probabilità di successo.
Il monitoraggio è la fase successiva alla liberazione, ed ha lo scopo di verificare il successo di quest’ultima. Essa si realizza attraverso l’applicazione all’animale di un dispositivo di marcatura (ad esempio un radiocollare) che consenta il controllo delle sue attività
L’esigenza di una fase di monitoraggio nasce dalla considerazione che il recupero non termina con la liberazione, bensì con il ritorno effettivo dell’animale alla vita selvatica. I dati raccolti in questa fase, nel breve e nel lungo periodo, possono permettere di valutare l’efficacia della cura, della riabilitazione e delle tecniche di rilascio.
Oltre al monitoraggio, nel periodo successivo alla liberazione possono essere attuate misure di sostegno per gli animali, ad esempio la predisposizione di carnai o mangiatoie in cui il soggetto appena rilasciato possa tornare a nutrirsi nei primi tempi.
Non sempre si può arrivare a liberare un animale selvatico dopo le cure. Sono comunemente indicati come irrecuperabili quegli animali che non potranno mai essere liberati a causa di gravi ed irreversibili menomazioni fisiche (ad esempio amputazione di ali o arti) o alterazioni comportamentali (ad esempio imprinting sull’uomo). Gli animali irrecuperabili possono essere utilizzati a scopi didattici o nell’ambito di progetti di riproduzione a scopo di conservazione.

Cosa dice la legge?

Una delle principali leggi di riferimento in materia di fauna selvatica, è la cosiddetta “legge sulla caccia” (Legge n. 157 dell’11 febbraio 1992, “Norme per la protezione della fauna selvatica omeoterma e per il prelievo venatorio”). Da essa discendono i recepimenti regionali che regolano sul territorio le modalità di protezione degli animali selvatici.
In tutto il territorio nazionale sono vietati la cattura e la detenzione di animali selvatici, il prelievo di nidi e di uova, e l’asportazione di piccoli nati. L’unica circostanza in cui la raccolta è consentita, è la loro sottrazione a sicura distruzione o morte; in questi casi è obbligatorio dare comunicazione dei fatti all’amministrazione provinciale competente per territorio entro le 24 ore successive.
Il prelievo e la detenzione di esemplari di fauna selvatica da parte di privati cittadini, dunque, non sono consentite se non per sottrarre gli stessi a pericolo o morte certa, e comunque dandone comunicazione entro 24 ore alle autorità competenti.
La detenzione temporanea di fauna viva è concessa esclusivamente a quelle strutture, autorizzate dalle Regioni, dove si eseguano la cura e la riabilitazione della fauna.
Per saperne di più sulle normative internazionali, nazionali e regionali che regolano la tutela della fauna selvatica, potete consultare la sezione Normativa.

 

Cosa sono i Centri di Recupero per gli Animali Selvatici?

Un Centro di Recupero per Animali Selvatici (CRAS), è una struttura che ha come funzione fondante quella di detenere, curare e riabilitare soggetti appartenenti alla fauna selvatica, allo scopo di liberarli qualora ne sussistessero le condizioni o di detenerli in via permanente nel caso essi risultassero irrecuperabili e non venissero sottoposti ad eutanasia.
Oltre che per le attività principali sopra descritte, i CRAS si caratterizzano per poter svolgere le seguenti funzioni:
- educazione del pubblico alla tutela della fauna selvatica, allo scopo di sviluppare maggiori consapevolezza e sensibilizzazione rispetto ai temi della conservazione;
- coinvolgimento degli animali detenuti in progetti di ricerca scientifica;
- sostegno all’opera di conservazione della fauna selvatica, attraverso la reintroduzione di animali e la conduzione di programmi di riproduzione per specie a rischio di estinzione;
- valutazione dell’efficacia di provvedimenti legislativi adottati in materia di caccia e di conservazione della natura;
- utilizzo degli animali selvatici come indicatori della salute e dell’integrità di un ecosistema, per un monitoraggio epidemiologico e tossicologico.
Ogni anno in un CRAS possono venire ricoverati mediamente oltre 500 animali, appartenenti a più di 50 specie differenti. Centri particolarmente sviluppati possono accogliere oltre 2000 animali all’anno, appartenenti ad anche più di 100 specie diverse.
Il numero di esemplari ricoverati ogni anno nei centri, però, non può essere utilizzato per calcolare la quantità di animali feriti, malati o comunque debilitati realmente presenti sul territorio. Infatti non tutti questi soggetti possono essere ritrovati, a motivo della loro presenza in territori impervi o poco frequentati (in relazione anche alla stagione dell’anno), o perché essi vengono direttamente asportati da chi ne ha causato le lesioni (bracconaggio). Inoltre molti animali possono venire ritrovati solo dopo la loro morte; le carcasse in genere non vengono consegnate ai centri di recupero, anche perché solo alcuni di essi le accettano.
Gli animali ricoverati in un CRAS possono andare incontro a tre differenti destini: la liberazione, l’irrecuperabilità ed il decesso. Evenienze meno frequenti sono l’affidamento a privati ed il trasferimento in altre strutture.
Mediamente, risulta che ogni anno i CRAS ottengono elevate percentuali di liberazione (41,7%) ed un analogo tasso di mortalità (42,3%). L’irrecuperabilità degli animali ricoverati assommerebbe al 16,1% dei ricoveri annui. In relazione agli esiti dei ricoveri, un dato medio è probabilmente poco significativo, dal momento che sono stati rilevati tassi di mortalità oscillanti dal 16% al 75% e tassi di irrecuperabilità variabili dal 2% al 50%.
È interessante sottolineare come, nel corso degli anni, la percentuale media di liberazioni ottenuta dai CRAS sia aumentata, sia a livello nazionale che in singoli centri. Questa tendenza può essere giustificata dall’aumentata esperienza dei veterinari e degli altri operatori del settore, nonché dall’aumento del numero dei centri. La capillare distribuzione sul territorio delle strutture di recupero evita infatti che gli animali ritrovati debbano subire trasporti di lunga durata e consente quindi un minor tempo di latenza fra soccorso e ricovero.
Le principali cause di mortalità degli animali ricoverati nei CRAS sono i traumi di varia natura e i conseguenti stati di shock, in particolare i traumi da impatto e le lesioni da arma da fuoco, soprattutto quando l’evento traumatico ha determinato fratture esposte. Un’altra causa importante di mortalità è la starvation: si tratta di una sindrome causata da prolungato digiuno e caratterizzata da cachessia, astenia, disidratazione e svariati sintomi collegati a carenze nutrizionali.
In un certo numero di casi anche lo stress è una causa di mortalità degli animali ricoverati. Alcune specie di uccelli sono infatti particolarmente sensibili allo stress, e possono morire nel giro di pochi secondi a seguito del contenimento o anche di stimoli meno intensi. Si tratta ad esempio dello sparviero, del falco pescatore e del fagiano.
Per saperne di più sulla gestione e le attività dei CRAS, potete consultare la sezione Indagine.

 

Ho trovato un animale: lo devo raccogliere o no?

E’ importante sapere che a volte le apparenze ingannano: animali giovani o in strani atteggiamenti possono indurci ad avvicinarci quando invece questa è la cosa peggiore da fare. Ecco qualche esempio:

1. NON TOCCATE I CAPRIOLI!!!
Un problema molto frequente nei CRAS è la consegna di piccoli di capriolo o di lepre, che vengono prelevati in natura, generalmente da campi coltivati, perché considerati abbandonati, mentre l’assenza della madre corrisponde al normale comportamento della specie. Molte specie di mammiferi, infatti, si allontanano dalla prole per buona parte del giorno e della notte ed il cucciolo resta immobile per mimetizzarsi nell’erba o nel fogliame. Nella maggior parte dei casi un mammifero apparentemente orfano ha un genitore che se ne prende cura ed ha più probabilità di sopravvivere se viene lasciato solo. Bisogna evitare anche di toccarlo, perché l’odore dell’uomo può essere causa di stress per i genitori al momento del loro ritorno e può spingerli ad abbandonare veramente la prole. Oltre al capriolo ed alla lepre, altre specie che adottano strategie analoghe sono ad esempio la lontra ed il riccio, quest’ultimo lasciato solo nella tana. Lo stesso dicasi per certi pulli di uccelli, che escono dal nido ancora con un aspetto giovanile ed in caso di pericolo adottano la tecnica di acquattarsi immobili nell’erba. Si tratta in questo caso di uccelli cosiddetti precoci o nidifughi, che lasciano il nido dopo poche ore dalla schiusa delle uova, in contrapposizione agli inetti o nidicoli che restano nel nido fino alla loro completa maturazione. Gli uccelli precoci nascono con un piumaggio mimetico, sono in grado di vedere fin dalla schiusa e si nutrono da soli. Gli uccelli inetti schiudono implumi, ciechi e devono esser imbeccati dai genitori. Esistono delle specie a comportamento intermedio, come ad esempio il Gufo comune: si tratta di un inetto che abbandona precocemente il nido, ma rimane ad attendere il cibo portato dai genitori su alberi o cespugli nelle vicinanze. Alcuni esempi di uccelli precoci, che potrebbero essere inopportunamente raccolti, sono: oche, anatre, fagiani e gabbiani. In conclusione, risulta evidente che il prelievo di animali in natura, in particolare di esemplari giovani, debba fondarsi su conoscenze scientifiche e non sul coinvolgimento emotivo.


2. NON RACCOGLIETE NIDI E UOVA.
Esistono specie di uccelli che depongono le uova a terra, senza costruire un nido, ad esempio il fratino e il corriere piccolo: queste uova non sono abbandonate come potrebbero sembrare. Le uova covate in genere sono tiepide, ma un nido contenente poche uova fredde non è necessariamente abbandonato: ad esempio la cova potrebbe non iniziare fino a che non sia stato deposto un certo numero di uova. Non sostate neppure nelle vicinanze dei nidi, poiché potreste indurre i genitori ad abbandonare la covata. Ricordate inoltre che raccogliere uova e nidi è proibito dalla legge e che gestire un’incubazione artificiale e l’allevamento a mano dei pulcini dopo la schiusa è lavoro da esperti.

3. TANATOSI.
In situazioni stressanti, come la presenza dell’uomo, certe specie animali fingono la morte: possono cadere supini e rigidi (uccelli), o contorcersi come in agonia (rettili).

4. L’ANIMALE HA DAVVERO UNA PATOLOGIA/DEFORMAZIONE MA PUÒ VIVERE LIBERO.
Un esempio di facile osservazione è quello dei piccioni di città: a molti soggetti mancano una o più dita delle zampe, alcuni camminano addirittura su dei moncherini. Queste deformazioni rappresentano l’esito di vecchi traumi (ad esempio attorcigliamento di fili) o malattie infettive (vaiolo aviare), ma non richiedono di soccorrere gli animali. Alcune specie di uccelli possono vivere anche senza un occhio o senza una zampa.

Una nota a parte merita il caso dei grandi volatori atterrati. Alcuni uccelli molto specializzati nel volo non riescono ad involarsi agevolmente da terra o in assenza di una pista di decollo sufficientemente ampia. Si tratta ad esempio di berte, strolaghe, svassi e rondoni. Può anche capitare che dei cigni entrino volando in cortili da cui poi non riescono a ripartire. In questi casi dopo aver preso l’animale per accertarsi del suo stato di salute si può semplicemente aiutarlo a riprendere il volo. Un rondone, per esempio, non va “lanciato”, ma è sufficiente sollevarlo su una mano al di sopra della propria testa in un’area in cui se cade è possibile recuperarlo facilmente.

 

 
SI'
NO
UCCELLI
- Non si regge in piedi
- Ha un’ala fratturata (si può notare da lontano che l’ala è cadente o viene tenuta in una posizione innaturale)
- Non riesce a volare via quando ci avviciniamo
- Specie oceaniche ritrovate nell’entroterra (berte, sule; potrebbero essere sfiniti in seguito a una migrazione o a un periodo di maltempo)
- Imbrattamento da petrolio, colle, o altre sostanze
- Frattura del becco
- Uccelli (in genere acquatici) con una lenza che pende dal becco o del filo intorno al collo
- Intrappolati in uno specchio d’acqua ghiacciato
- Uccelli che vivono sulla terraferma caduti in acqua
- Uccelli predati dai gatti
- Caduti in una trappola, impigliati nel filo spinato
- Orfani implumi a terra
- Specie esotiche in libertà (pappagalli, merli indiani, canarini)
- Orfani apparenti (pulcini nidifughi)
- Uccelli che volano bene
- Uccelli con un occhio solo ma in buone condizioni (eccetto rapaci)
RETTILI
- tartarughe marine adulte piaggiate
- tartarughe di palude ritrovate sulla spiaggia o alle foci di un fiume in seguito a una piena
- specie esotiche (tartarughine con le guance rosse, iguana, ….)
- tanatosi
MAMMIFERI
- in generale, tutti i mammiferi che si lasciano avvicinare senza fuggire (eccetto i ricci, pacifici per natura)
- ricci vaganti nel periodo dell’ibernazione (da ottobre a primavera)
- ricci che a ottobre pesano meno di 600 grammi (non sono abbastanza forti per andare in letargo)
- ricci vaganti di giorno (potrebbero essere affamati, ammalati o ciechi; il comportamento normale è notturno)
- cetacei spiaggiati
- pipistrelli non in grado di volare
- animali predati dai gatti
- tassi e volpi vaganti in pieno giorno, o con segni di rogna (ampie zone senza pelo, croste, magrezza)
- caduti in pozze, tombini, piscine
- veri orfani
- specie esotiche (cavie, furetti, …)
- animali caduti in trappole o bloccati nel filo spinato
- imbrattati da colle topicide
- investiti da automezzi
- animali con ferite sanguinanti, arti trascinati a terra, fratture
- piccoli di capriolo nei campi
- piccoli di lepre
- piccoli di riccio all’interno di una struttura che funge da nido, silenziosi (vuol dire che hanno la pancia piena, la madre tornerà in seguito ad allattarli)

 

Come lo catturo?

Una volta deciso che la situazione richiede il nostro intervento, a meno che l’animale non sia veramente allo stremo delle forze, prenderlo non sarà sempre agevole. Bisognerà agire con cautela e decisione, per evitare che in un disperato tentativo di fuga si aggravino lesioni preesistenti (ad esempio un osso fratturato potrebbe lacerare i tessuti circostanti durante il movimento).
Ricordiamo sempre che l’animale selvatico ci percepisce come predatori, soprattutto se siamo in piedi e lo fissiamo negli occhi. Lo stress da cattura può anche essere letale, perciò è bene studiare una strategia di cattura efficace, piuttosto che sfiancare l’animale con tentativi ripetuti e infruttuosi.
Inizialmente osservate la situazione da una certa distanza, possibilmente stando accucciati, per capire quali siano le condizioni generali dell’animale, le vie di fuga che potrebbe imboccare e i pericoli per voi e per lui. Cercate di avvicinarvi all’animale in direzione opposta a quella della possibile fuga, ad esempio su una spiaggia dirigetevi verso il soggetto dando le spalle al mare, per evitare che prenda il largo in acqua.
In seguito ricordatevi di annotare il luogo preciso del ritrovamento, la data, l’ora ed eventuali osservazioni sulle circostanze (presenza di attività umane, cantieri, veleni; tempo trascorso tra il ritrovamento e la cattura, ecc).

1) Non mettete in pericolo voi stessi.
2) E' sempre meglio essere in due.
3) Non provocate o aggravate traumi fisici all’animale.
4) Non avventuratevi MAI nella cattura di un animale in specchi d’acqua, laghi ghiacciati o luoghi impervi. Rivolgetevi alle forze dell’ordine.
5) Bloccate le vie di fuga, in particolare evitate che il soggetto si infili in roveti, legnaie, specchi d’acqua o altri posti in cui poi sarebbe impossibile riuscire a prenderlo.

Ecco alcuni modi di prendere un animale in difficoltà. Ovviamente la soluzione migliore varia caso per caso e dipende dalla specie animale, dall’età e dalle dimensioni del soggetto, dal tipo di lesioni che presenta, dal luogo in cui vi trovate, ecc…

Con una coperta/asciugamano/giacca
Animali di piccole e medie dimensioni possono essere coperti con un panno robusto per immobilizzarli momentaneamente. Tenete il telo premuto a terra fino a che non avrete saldamente afferrato l’animale attraverso la stoffa. Negli uccelli, tenete le ali e le zampe ben aderenti al corpo e la testa coperta (con le narici libere): in questo modo l’animale smetterà di agitarsi e si eviterà l’aggravamento di eventuali fratture. Nel caso dei rapaci avvolgete bene le zampe: così facendo eviterete di farvi attaccare dagli artigli, e offrirete all’animale spaventato un appiglio sul quale serrare i talloni.

Con la rete/retino
Tenete la rete a circa mezzo metro da terra, di fronte a voi, stando in posizione accucciata. Cercate di non fissare l’animale dritto negli occhi. Avvicinatevi lentamente e gradualmente, e dopo ogni passo lasciate all’animale il tempo di tranquillizzarsi. Se in questa fase un uccello piega le ginocchia e defeca, vuol dire che sta per volare via, perciò restate immobili fino a che non si sia nuovamente calmato. Cercate di avanzare solo quando l’animale guarda da un’altra parte. Se siete in due, l’altra persona può distrarre l’animale dalla parte opposta a quella da cui voi vi state avvicinando. Quando siete arrivati a tiro di rete, abbassatela sull’animale senza esitare e tenetela ben premuta a terra fino a che non avrete saldamente afferrato la vostra “preda” attraverso il tessuto. Contenere rapidamente l’animale dopo averlo irretito impedirà inutili dibattimenti e possibili danneggiamenti del piumaggio o aggravamento di fratture.

Con le mani
Animali di piccole dimensioni (passeriformi, testuggini, ricci, pipistrelli, …) possono essere fermati e raccolti da terra con le mani. A seconda dell’animale valutate se sia il caso di indossare dei guanti spessi, ad esempio i pipistrelli non vanno maneggiati a mani nude perché possono mordere. Nel caso degli uccellini, solo alcune specie dal becco molto robusto (ad esempio il frosone) possono fare male con una beccata.
I ricci sono animali generalmente pacifici, e quando sono chiusi “a palla” per non pungersi è sufficiente distribuire in modo uniforme la pressione sulla presa delle mani; i guanti in questo caso sono comunque consigliati per il rischio di trasmissione di infezioni fungine (tigna).
Guanti spessi e robusti vanno sempre indossati per maneggiare uccelli rapaci, che possono infliggere profonde ferite con gli artigli e col becco.
Mustelidi (tasso, faina, martora, …) e carnivori (come la volpe) vanno maneggiati solo da personale esperto e attrezzato. Questi animali infatti possono essere aggressivi, hanno una potente muscolatura ed un’incredibile agilità: i loro morsi provocano gravi ferite. A titolo informativo, è bene sapere che per la loro cattura è bene essere attrezzati con un bastone da accalappiacani o simili, e con un contenitore resistente pronto per chiudervi l’animale una volta catturato; ovviamente è meglio essere in due. Tassi e volpi dovrebbero essere tenuti fermi a terra con un attrezzo da accalappiacani, o con un bastone che gli blocchi il collo contro il terreno; quindi bisogna effettuare una presa a piena mano sulla collottola (che non è cedevole ed elastica come quella dei cani!) e poi sorreggere il resto del corpo con l’altra mano, ad esempio dalla cute della groppa. In questo modo l’animale può essere sollevato, e immediatamente chiuso nel contenitore adatto.

Trappole a scatola
Per prendere uccellini in difficoltà che stazionano nel vostro giardino potete ingegnarvi con la costruzione di una semplice trappola a esca. Appoggiate una scatola vuota rovesciata su una base di cartone, sollevandone un’estremità grazie a uno stecco messo in verticale; sotto la copertura della scatola, sul cartone, metterete l’esca, che sarà costituita da semi o altro mangime per uccellini; alla base dello stecco legherete una cordicella: quando l’uccellino si sarà infilato sotto la scatola per becchettare il mangime, potrete tirare la funicella per catturarlo. Non sollevate un angolo della scatola per sbirciare l’uccellino, che cercherebbe subito di scappare; sollevate invece il blocco cartone-scatola.

 

Rischi per i soccorritori

Traumi
Gli animali potrebbero mordervi, beccarvi, artigliarvi, calciarvi o colpirvi in altri modi. Non fidatevi MAI di un animale selvatico, anche quando sembra troppo sfinito per reagire: la paura può renderli aggressivi contro i soccorritori; l’uomo è un predatore, e loro non possono essere coscienti del fatto che stiamo cercando di aiutarli. Quando maneggiate un animale mantenete sempre la concentrazione, e non dategli la minima possibilità di colpirvi.
Ecco, per alcune specie, le modalità di offesa più comuni e potenzialmente pericolose:

 

Pipistrelli
possono mordere
Cigni
beccate e forti colpi d’ala
Conigli, lepri
morsi e graffi
Scoiattoli, roditori
anche se di piccole dimensioni, mordono e mantengono ben salda la presa sulle vostre dita! Se vi succede, controllate l’istinto di scuotere la mano e scrollare via l’animale, perché vi fareste solo più male entrambi. Tirando via il dito a strappi potreste indurre l’animale a serrare ancora di più la presa, perciò la cosa migliore è lasciarlo tranquillizzare, magari coprendogli la testa con un panno e parlando con tono di voce basso. Se siete in due, l’altra persona potrà contenere l’animale e gradualmente cercare di fargli lasciare la presa.
Uccelli marini (gabbiani, sule, cormorani, …)
hanno un becco molto potente, con i margini affilati. Non lasciate mai libera la testa, contenetela sempre dal collo o dal becco (ricordando che la sula respira col becco socchiuso).
Rapaci
più ancora del becco sono pericolosi gli artigli delle zampe, che vengono usati per offendere anche dalla posizione supina.
Aironi
il pericolo maggiore è rappresentato dal lungo becco. Contenete sempre il lungo collo, meglio se siete in due.
Ungulati (cervi, caprioli, daini, …)
i loro calci sono molto potenti, anche perché gli zoccoli possono essere taglienti. Sono pericolose anche le corna e i denti dei maschi.
Corvidi (cornacchie, gazze, ghiandaie, …)
potenti beccate e graffi.
Tassi e volpi
i loro morsi possono trapassare facilmente i guanti di cuoio. Sono animali potenti e agili, che solo persone esperte e attrezzate possono maneggiare.

 

1) Usate sempre guanti di pelle spessa per animali che possono mordere, beccare e graffiare.
2) Non avvicinate MAI il viso a un animale selvatico!!!
3) Non abbandonate mai la presa.
4) Non arrischiatevi mai nella cattura di un animale potenzialmente pericoloso, da soli, senza guanti e contenitori o se non vi sentite sicuri.
5) Le ferite da morso sono sempre molto sporche e contaminate. Disinfettatele con acqua ossigenata e consultate subito il vostro medico per decidere se intraprendere una terapia antibiotica.

 

Zoonosi

Le zoonosi sono malattie potenzialmente trasmissibili dagli animali all’uomo. Sono molto numerose, e possono essere causate da parassiti, funghi, batteri, protozoi e virus. In generale, le vie di trasmissione di queste malattie sono la via respiratoria (inalazione di agenti patogeni), la via orale (ingestione), la via cutanea (penetrazione da ferite) o la via oculocongiuntivale (penetrazione da mucose).
In generale, le norme igieniche minime sono sufficienti a contenere i rischi più comuni:

1) lavatevi le mani dopo ogni manipolazione dell’animale.
2) dopo l’uso gettate le scatole di cartone in cui avete alloggiato gli animali.
3) lavate giornalmente gli oggetti con cui l’animale entra in contatto (abbeveratoi, mangiatoie) e disinfettateli alla fine della degenza (residui di prodotti chimici possono essere altamente tossici per gli animali selvatici).
4) asportate giornalmente le feci dell’animale e tutti i residui organici (penne, peli, avanzi di cibo), utilizzando guanti in lattice ed eventualmente una mascherina.
5) non alloggiate gli animali dove preparate e consumate i pasti.
6) non mangiate e non fumate in presenza degli animali.
7) NON BACIATELI!!!

Gli animali soccorsi vivono una condizione stressante. Essi infatti sono spesso politraumatizzati e defedati a seguito del tempo trascorso prima del ritrovamento; una volta catturati vengono sottoposti a manipolazioni e terapie, affrontano un cambio di alimentazione e vengono detenuti in cattività. Lo stress causa una depressione del sistema immunitario che può determinare l’incremento della replicazione virale, un aumento della eliminazione di agenti patogeni e della recettività alle infezioni. Ciò significa che gli animali selvatici, una volta messi in cattività per prestare loro le cure necessarie, possono sviluppare delle malattie o subire l’aggravamento di quelle già in corso. Fra queste possono essercene alcune zoonotiche, ovvero potenzialmente trasmissibili all’uomo, anche in assenza di sintomi evidenti nell’animale.
E’ fondamentale ricordare che agenti infettivi dotati di bassa patogenicità, perciò normalmente innocui, per le persone immunodepresse (bambini, anziani, persone ammalate, donne in gravidanza, soggetti HIV-positivi, ecc) possono invece risultare pericolosi.
Ad esempio il riscontro negli uccelli selvatici di casi di tubercolosi aviare pone seri problemi in relazione alle persone HIV-positive: esse devono assolutamente evitare il contatto con animali e strutture che presentano il rischio di contaminazione da parte di micobatteri. Questa cautela è necessaria perché la malattia indotta dai micobatteri è una delle infezioni opportuniste più frequenti associate all’AIDS.
Chi maneggia animali selvatici, inoltre, è bene che sia in regola con la vaccinazione antitetanica.
Di seguito indichiamo alcune dellle zoonosi più comuni.

Tigna
Rogna
Tubercolosi
Rabbia
Ornitosi
Leptospirosi
Borreliosi
Toxoplasmosi
Salmonellosi
Campilobatteriosi
Brucellosi
Aspergillosi

 

Come lo trasporto?

Dopo averlo catturato, l’animale va messo in condizione di essere trasportato in tranquillità e senza farsi del male. In generale il contenitore di più comune utilizzo è una semplice scatola di cartone di dimensioni adeguate all’animale che deve contenere: non troppo piccola, perché il soggetto non stia in posizioni innaturali; non troppo larga perché l’animale non cada e non abbia spazio per movimenti di fuga che lo danneggerebbero. La scatola deve essere chiusa in modo sicuro, ad esempio con del nastro adesivo, in modo da evitare la fuga degli animali per la strada o nell’abitacolo del mezzo di trasporto. Per far respirare l’animale è sufficiente praticare dei piccoli fori, ad esempio con la punta delle forbici, sulle pareti della scatola; i fori vanno praticati lontano dall’altezza degli occhi dell’animale, in modo che questo non si agiti vedendo fuori. All’interno della scatola, perché l’animale non scivoli, potete mettere dei fogli di giornale o della carta assorbente da cucina; per mammiferi come i ricci o i pipistrelli è indicato mettere a disposizione anche un maglione o un panno nelle cui pieghe possano nascondersi.
Non mettete nella scatola ciotole con cibo o acqua, sia perché dare da bere e da mangiare non sono le priorità nel soccorrere un animale adulto, sia perché i materiali potrebbero rovesciarsi addosso all’animale durante il viaggio.
Se la scatola viene trasportata da terzi (ad esempio da compagnie di trasporti pubblici convenzionate col CRAS), sarà bene disegnare delle frecce che indichino la corretta posizione della scatola e mettere in evidenza la scritta “ANIMALE VIVO”. In questo caso, inoltre, allegate alla scatola un foglio con indicati per lo meno data, ora, luogo e circostanze del ritrovamento.

1) L’animale deve stare in posizione fisiologica, senza scivolare e senza avere lo spazio di agitarsi convulsamente col rischio di farsi male.
2) I contenitori devono essere a prova di fuga, chiudeteli accuratamente. Roditori, mustelidi e scoiattoli rodono il cartone e il legno con facilità: preferite robusti contenitori di plastica.
3) L’animale deve essere tenuto il più possibile al buio.
4) Garantite l’aerazione praticando dei fori lontani dall’altezza degli occhi dell’animale.
5) Non lasciate mai un contenitore con un animale sotto il sole, e cercate di viaggiare in estate solo con veicoli climatizzati: un colpo di calore è rapidamente fatale.

 

A chi mi devo rivolgere ora?

Maggiore è il tempo che trascorre dal ferimento di un animale al suo ricovero, minori sono le probabilità di recupero. La riduzione dei tempi di ricovero, e conseguentemente la precocità dell’intervento terapeutico, permettono quindi di ridurre il tasso di mortalità degli animali ricoverati. I motivi che rendono essenziale una consegna precoce ai fini del recupero, sorgono dalla considerazione che spesso gli animali trovati in natura sono già feriti o traumatizzati da alcuni giorni. Il trascorrere del tempo quindi fa aumentare la possibilità di insorgenza di infezioni, la proliferazione di parassiti esterni, l’inquinamento inorganico delle ferite, la formazione di un callo osseo aberrante in caso di fratture e la debilitazione dei soggetti.

- La cosa migliore da fare è portare direttamente l’animale in un CRAS. Ricordate che le priorità nel soccorso non sono dare da bere e da mangiare, ma trattare lo shock, l’ipossia e l’ipotermia, il che può essere fatto solo da personale autorizzato e specializzato. L’elenco dei CRAS di ogni Regione è consultabile nella sezione Elenco CRAS; per alcune delle strutture elencate troverete anche i recapiti telefonici di pronta reperibilità. Il personale del centro vi potrà fornire indicazioni sulla condotta da tenere nel vostro specifico caso.

- Se l’animale presenta un problema che lo mette a rischio di vita in breve tempo (emorragie in corso, stato di incoscienza, difficoltà respiratorie, ecc) e il CRAS che copre la vostra zona è troppo lontano, potete rivolgervi al più vicino veterinario, che farà il possibile per stabilizzare il paziente. In questa evenienza, considerate che il professionista potrà chiedervi un rimborso delle spese sostenute o il pagamento della prestazione. Assolutamente NON abbandonate animali feriti in sala d’attesa: non solo le cure potrebbero essere prestate troppo tardi, ma comportandosi in modo così maleducato e irresponsabile non si fa altro che rendere i professionisti meno disponibili a intervenire (spesso gratuitamente!) in questi casi.

- Se soccorrendo l’animale avete trovato segni di attività illecite (esche avvelenate, trappole di vario genere, atti di bracconaggio, ecc), contattate il comando di Polizia Provinciale o la stazione del Corpo Forestale dello Stato e fornite tutte le indicazioni che vi saranno richieste. In questi casi è utile documentare la scena con fotografie e/o filmati.

- Per determinate specie esistono delle associazioni di appassionati o dei gruppi di studiosi che potranno consigliarvi e indirizzarvi. Ad esempio:
per i ricci http://hedgehogs.altervista.org/forum/index.php
per i pipistrelli http://biocenosi.dipbsf.uninsubria.it/chiroptera/
per i cetacei http://www.centrostudicetacei.org

- Se nelle 24 ore successive non potrete portare di persona l’animale in un CRAS, potete cercare di contattare i volontari che si prestano a intervenire in queste occasioni. Queste persone possono essere contattate tramite il CRAS (che in genere dispone di una rete di volontari sul territorio), oppure tramite sezioni locali di associazioni ambientaliste e animaliste. Ecco i link per trovare la sezione più vicina a voi delle principali associazioni che si occupano anche del recupero di fauna selvatica su scala nazionale:
LIPU http://www.lipu.it/sedilocali/?UR
WWF http://www.wwf.it/lavoro/wwfitalia.asp
ENPA http://www.enpa.it/it/

 

Come si maneggia un animale selvatico?

Piccoli uccelli
Tenete il collo fra indice e medio della mano sinistra, con il pollice a contenere l’ala destra e le altre dita ad abbracciare l’ala sinistra. La mano destra libera ci permette di esaminare l’animale, ad esempio sollevando il pollice sinistro si può estendere l’ala destra, e viceversa cambiando mano. E’ importante sapere che gli uccelli non hanno il diaframma, perciò non bisogna esercitare una pressione eccessiva sul torace.
Se l’uccellino agita le zampette, queste possono essere contenute fra mignolo e anulare.
Durante la manipolazione i piccoli uccelli si possono stressare gravemente, fino a morirne. Se riconoscete i segni dello stress (respirazione a becco aperto) mettete subito l’animale in una scatola buia e in un posto silenzioso, e lasciate passare almeno un’oretta prima di toccarlo di nuovo. In questi casi, infatti, non fare niente è il modo migliore per aiutarli.

Medi e grandi volatili
Per evitare beccate, è necessario contenere molto bene la testa ed il collo di questi animali.
Se siete da soli afferrate con la mano sinistra il collo alla congiunzione con la testa; con il braccio destro abbracciate il corpo dell’animale, così da bloccare l’ala sinistra col nostro corpo e l’ala destra con il braccio destro.
Se siete in due (meglio!) una persona contiene il corpo e le zampe, mentre l’altra immobilizza il collo e tiene chiuso il becco. Per chiudere il becco, le dita vanno tenute davanti alle narici, per non impedire la respirazione; le Sule non hanno delle narici funzionanti, e respirano normalmente col becco socchiuso: in questo caso bisogna fare attenzione a non chiuderlo del tutto.

Ricci
Normalmente i ricci quando vengono stimolati si appallottolano. Per poterli visitare però è necessario farli rilassare e “srotolare”: ad esempio tenendoli in mano e inclinandoli verso il basso sopra una superficie piana, tenderanno ad alzarsi per scendere. Può anche essere sufficiente tenerli tra le mani fino a che si saranno tranquillizzati, ed usare sempre maniere dolci e un tono di voce tranquillizzante: gli individui più mansueti si faranno manipolare senza problemi.

Conigli e lepri

Questi animali possono mordere e graffiare e si divincolano con forza, perciò vanno contenuti adeguatamente. Si possono prendere con una mano per la collottola, sorreggendo con l’altra mano il posteriore. E’ fondamentale sorreggere l’animale per evitare che, scalciando con la sua potentissima muscolatura, si danneggi irreparabilmente la colonna vertebrale. Non vanno assolutamente afferrati e sollevati per le orecchie, che sono organi delicati e fondamentali per la termoregolazione.

 

Come sta?

Valutare le condizioni dell’animale è indispensabile per poter decidere se l’animale va portato con urgenza in un CRAS o dal veterinario o se il trasporto può attendere qualche ora, se potete fare qualcosa nell’immediato per aiutarlo a riprendersi (ad esempio scaldarlo e idratarlo) e se il soggetto manifesta segni suggestivi di una zoonosi (ad esempio tigna o rogna).
Uccelli e Mammiferi richiedono approcci diversi, perciò saranno trattati separatamente. Per tutti gli animali esiste però un approccio alle urgenze detto “ABC”, dall’inglese Airways (vie aeree), Breathing (respirazione) e Circulation (circolazione del sangue).
Ciò significa che, qualunque animale abbiate trovato, le prime cose da fare sono:

A) Controllare la pervietà delle vie aeree, ad esempio non devono esserci masse o corpi estranei ad occludere le narici e la gola, e bisogna pulire l’eventuale essudato presente.
B) Controllare se l’animale sta effettivamente respirando o se è in apnea (in questo caso non si noteranno movimenti del costato, emissione di aria dalle narici o dalla bocca, e le mucose saranno cianotiche, cioè bluastre).
C) Controllare la funzionalità cardiocircolatoria, ad esempio verificare se il cuore batte, se ci sono emorragie o edemi, se le mucose sono rosa oppure troppo bianche (pallore).

Una corretta e completa valutazione delle criticità e la correzione di queste può ovviamente essere praticata solo da un medico veterinario, ma non dimenticate di controllare voi stessi questi tre punti come primo passo nella valutazione dell’animale.
Se l’ABC non rivela problemi urgenti, prima di procedere ad un esame più dettagliato delle condizioni dell’animale, soprattutto se questo era già molto stressato per la cattura e il trasporto, lasciate trascorrere alcune ore tenendolo al buio e in un posto silenzioso, senza disturbarlo (ad esempio per sbirciare cosa combina). Quanto detto non vale per gli orfani, sia di uccello che di mammifero, che devono essere stabilizzati e nutriti al più presto, e che verranno trattati più avanti.

UCCELLI Urgenze
  Valutazione dello stato di salute
  Come affrontare due problemi comuni: disidratazione e ipotermia
MAMMIFERI Valutazione dello stato di salute

 

Urgenze negli uccelli (rivolgetevi al veterinario il prima possibile!)

1) Non respira.
Il collo deve essere in posizione estesa. Controllate la cavità orale per vedere se ci sono corpi estranei che causano un’occlusione. Asportate secreti e corpi estranei dalle narici.
2) Sanguina.
Con un tampone di garza esercitate pressione sul punto di sanguina,mento per un paio di minuti. Grandi vasi o calami delle penne spezzati richiedono l’intervento del veterinario. A un uccellino di piccole dimensioni basta perdere una quantità apparentemente minima di sangue per essere in pericolo di vita.
3) Non è cosciente.
Sistematelo in una scatola in una posizione di riposo, appoggiato allo sterno e sorretto da un asciugamano arrotolato a forma di ferro di cavallo. Riscaldatelo e non offritegli nulla da mangiare e da bere (non è in grado di deglutire, perciò potreste causargli una broncopolmonite da aspirazione). Se è incosciente con gli occhi aperti, teneteli umettati con delle lacrime artificiali, in gel o in collirio, applicate frequentemente.
4) E’ bagnato fradicio.
Tenetelo a testa in giù per qualche secondo, per far defluire eventuali liquidi finiti in trachea. Asciugatelo con un panno caldo, e poi sistematelo subito in una scatola riscaldata. Non date da bere e da mangiare (fino a che non si è scaldato bene non può digerire nulla).
5) Ha un occhio danneggiato.
La vista per gli uccelli è un senso vitale, perdere un occhio è davvero un grave problema. Nell’attesa di far visitare l’animale, potete disinfettare l’occhio con acqua borica e applicare un collirio antibiotico. Non usate MAI prodotti contenenti cortisone, che aggravano le infezioni e impediscono la cicatrizzazione delle ulcere corneali!
6) E’ impregnato di petrolio o colla topicida.
Pulite il più possibile occhi, becco, narici e cavità orale. Non toccate le sostanze a mani nude: in particolare le colle topicide possono contenere veleni ad azione anticoagulante, assorbibili per via transcutanea.
Tutte le sostanza imbrattanti sono pericolose non solo perché rovinano il piumaggio, ma perché contengono principi attivi assorbiti dalla pelle e che causano gravi intossicazioni.
Non usate mai acquaragia o altri diluenti per pulire gli uccelli!
7) Fratture.
Gli uccelli spesso volano o camminano anche con le zampe e le ali fratturate, aggravando il danno fino a renderlo irreparabile. E’ perciò indispensabili tenerli fermi (in una scatola di piccole dimensioni, o avvolti in un panno) fino alla consegna al CRAS. La frattura in sé, soprattutto se non è esposta, non mette l’animale a rischio della vita, ma tutte le fratture vanno adeguatamente stabilizzate il prima possibile perché l’animale abbia la possibilità di essere recuperato con successo.
8) Predazione da gatto.
I morsi di gatto possono causare infezioni, e gli uccelli feriti devono essere trattati con antibiotici il prima possibile. Inoltre, anche in assenza di ferite cutanee, la presa del gatto può aver causato traumi interni.

 

Valutazione dello stato di salute degli Uccelli

- Stato del sensorio, ovvero reattività agli stimoli esterni.
*Sensorio vigile: l’animale è attento a suoni e luci, reagisce agli stimoli.
*Sensorio depresso: l’animale è fermo in un angolo, non reagisce alle manipolazioni, può avere il piumaggio gonfio e arruffato e il capo tenuto abbassato. Può indicare shock, denutrizione, ipotermia, ecc.
*Sensorio eccitato: l’animale è eccessivamente reattivo, agitato, si stressa durante la manipolazione e respira affannosamente col becco aperto. Va messo al buio e lasciato tranquillo per qualche ora.
- Atteggiamenti particolari
*Un’ala abbassata: frattura, trauma.
*Tail topping (la coda si alza a scatti ad ogni respiro): difficoltà respiratorie.
*Respira col becco aperto: stress, colpo di calore, tricomoniasi, singamosi, aspergillosi, altre malattie dell’apparato respiratorio
*Torcicollo (testa ruotata): carenze vitaminico-minerali; malattie neurologiche (ad esempio di natura virale); otite interna.
*Una zampa sollevata: problemi ortopedici alla zampa (fratture, artriti, ecc) o problemi alle dita e alla pianta del piede (corpi estranei, infezioni, ferite, ecc). Attenzione a non confondere uno stato patologico con la normale posizione di riposo su una zampa sola.
*Coda deviata di lato: traumi o problemi neurologici.
*L’animale tende a cadere di lato, o comunque non si regge in piedi: estrema debolezza, carenze vitaminico-minerali, problemi ortopedici o neurologici, avvelenamento, disidratazione e shock, frattura di entrambe le zampe.
* Occhi chiusi: trauma cranico, debolezza, disidratazione, infezioni oculari, sinusite.
- Stato di nutrizione e di idratazione
E’ importante valutare se l’animale è ben nutrito oppure se è troppo magro. Per farlo è sufficiente palpare il petto dell’animale, ai lati dello sterno e sulla carena (la parte più prominente dello sterno, che si trova nel mezzo e può assomigliare, appunto, alla carena di una nave). Un uccello ben nutrito ha i muscoli spessi ed elastici ed un certo straterelllo di grasso sottocutaneo, che fanno sì che il profilo dello sterno sia arrotondato: ai lati si palpano delle masse muscolari elastiche e la carena è poco evidente. Un animale denutrito, invece, è incavato sui lati dello sterno, e la carena si palpa molto bene, è quasi affilata. L’animale, inoltre, va pesato.
La disidratazione accentua l’aspetto di magrezza, oltre a poter dare pallore e secchezza delle mucose, occhio opaco e infossato, punte delle ali e delle zampe fredde. In genere un animale denutrito è anche disidratato.
- Condizioni del piumaggio
*Qualunque alterazione del piumaggio può impedire all’animale di essere liberato e di volare correttamente, soprattutto se si tratta di un soggetto molto specializzato nel volo (rondoni, rapaci, migratori in genere). E’ perciò molto importante maneggiare e alloggiare correttamente gli uccelli, per evitare che si rovinino le penne (ad esempio contro le sbarre di una gabbia). Inoltre non tagliate né strappate mai le penne principali (le remiganti delle ali, e le timoniere della coda).
*Penne di un’ala imbrattate di sangue secco: probabilmente al di sotto c’è una frattura dell’osso.
*Penne spezzate: possono causare emorragie.
*Parassiti: zecche, acari, pidocchi. Possono essere visibili a occhio nudo, oppure la loro presenza può essere suggerita da un piumaggio in cattive condizioni.
*Imbrattamento da petrolio o colle. Non toccate l’animale senza guanti!
- Cute
Esaminate sempre attentamente tutta la superficie corporea dell’animale in cerca di eventuali ferite, soprattutto se c’è stata una predazione da parte di un gatto. Le ferite vanno pulite accuratamente e disinfettate con acqua ossigenata, eventualmente asportando le piume sovrastanti per esporre meglio la parte lesionata. Tutte le vittime di gatti possono avere anche traumi interni, e devono ricevere una terapia antibiotica: rivolgetevi al CRAS o al veterinario.
- Apparato scheletrico
Alla palpazione di un osso, una frattura può essere percepita come una soluzione di continuità; i monconi che sfregano tra loro producono un caratteristico rumore di scroscio. Una palpazione delicata non è dannosa e viene ben tollerata: gli uccelli hanno una percezione del dolore un po’ diversa da quella dei mammiferi. La frattura può essere composta e stare sotto la cute integra: in questo caso scostando le piume (ad esempio soffiandoci sopra) potreste osservare ecchimosi o ematomi. Nei casi più gravi, invece, i monconi ossei fuoriescono dalla pelle dopo averla lacerata (frattura esposta), causando un’infezione gravissima.
- Gozzo
Il gozzo è una dilatazione dell’esofago in cui iniziano i primi processi utili per la digestione del cibo. Quando è pieno può essere palpato alla fine del collo, come una sacchetta elastica piena di cibo semisolido. Se è molto dilatato e ha un contenuto duro, può darsi che si sia ostruito: l’animale avrà fame, ma non riuscirà a far arrivare il cibo ingerito fino allo stomaco. Per questo motivo è importante palpare sempre il gozzo prima di ogni pasto, e non dare da mangiare all’animale fino a che il gozzo non si è svuotato. I motivi di un’occlusione o di un malfunzionamento del gozzo possono essere l’ingestione di corpi estranei, la somministrazione di cibi inadeguati, o infezioni (ad esempio la candidosi e la tricomoniasi).
- Becco
*Fratture: impediscono all’animale di bere e nutrirsi, vanno stabilizzate il prima possibile.
*Becco troppo lungo o di forma anomala: c’è stato un consumo insufficiente o asimmetrico del becco; l’asimmetria può dipendere da una pregressa frattura della mandibola.
*Croste, noduli e deformità: vaiolo aviare, carenze vitaminico-minerali, rogna, ecc.
- Cavità orale
Aprendo il becco dell’uccello potremo osservare il colore delle mucose e la presenza di eventuali lesioni (ferite, corpi estranei, noduli, ecc).
*Le mucose in genere hanno un colorito rosato. Se sono bianche (pallide) possono indicare anemia o shock; bluastre indicano cianosi, cioè carenza di ossigeno (per problemi cardiaci o respiratori); in alcune specie le mucose più esterne hanno normalmente un colorito giallastro.
* Ulcerazioni della lingua possono suggerire la presenza di stati carenziali.
*Una patina biancastra, o delle placchette bianche, sulla lingua e la gola possono essere segno di un’infezione (tricomoniasi, candidosi).
- Occhi
Si possono osservare lesioni dell’occhio (ferite, congiuntiviti, ecc) e delle palpebre (ad esempio noduli nel vaiolo aviare). Alterazioni del diametro pupillare (ad esempio una pupilla diversa dall’altra: anisocoria) indicano problemi neurologici e un’eventuale cecità dell’animale.
- Narici
Uno scolo dalle narici può essere segno di un problema respiratorio, ad esempio una sinusite (in questo caso ci saranno anche dei gonfiori alla testa e agli occhi) o una bronchite. L’essudato va rimosso frequentemente per evitare che, seccandosi, occluda le narici.
- Orecchie
Essudato; acri; sanguinamento (trauma cranico).
- Cloaca
La cloaca è l’apertura unica tramite la quale gli uccelli depositano feci e urine e le femmine depongono le uova. Può essere esaminata tenendo l’animale supino, eventualmente soffiando sulle piume per allontanarle e visualizzare meglio l’apertura. La cloaca dovrebbe essere pulita, senza arrossamenti, imbrattamento, ferite o altre lesioni.
- Deiezioni
Le deiezioni degli uccelli sono composte da tre parti distinte, che vengono espulse dalla cloaca contemporaneamente. Si tratta di una parte scura e più solida (le feci), di una biancastra (gli urati) e di una liquida, visibile come un alone umido intorno alle altre componenti (queste sono le vere e proprie urine). Delle deiezioni bisognerebbe sempre osservare colore, consistenza, quantità e rapporto fra le tre componenti (feci-urine-urati). La tabella sottostante riassume alcune delle principali cause di alterazione delle deiezioni. Ovviamente il loro aspetto varia anche a seconda della specie animale, in particolare in relazione alla composizione della dieta: ad esempio uccelli granivori depongono escrementi asciutti, compatti, marroncini, mentre i carnivori (ad esempio i rapaci) le producono più informi e nerastre.

URINE
URATI
FECI
POSSIBILI CAUSE
+
+
-
Paura
Poliuria
Rosse
/
/

Ematuria (sangue nelle urine)

Pigmenti del cibo

/
/
Con sangue
Lesioni alla cloaca
Colite
Parassiti, infezioni gastrointestinali
/
Gialli
/
Malattie del fegato
/
Verdi
/
Malattie del fegato
Denutrizione
Componenti indistinte
Diarrea
Ritenzione dell’uovo
/
/
Con cibo indigerito
Dieta errata
Infezioni gastrointestinali

 

Come riconoscere e affrontare due problemi comuni: disidratazione e ipotermia

La disidratazione è causata da una perdita eccessiva di liquidi, non compensata da una pari assunzione. Animali disidratati sono depressi, poco attivi, pallidi.
L’ipotermia è un abbassamento della temperatura corporea (che negli uccelli è normalmente di circa 40°C). Animali ipotermici hanno le penne gonfie e arruffate, le estremità delle ali e delle zampe fredde, e sono depressi.
In generale tutti gli uccelli in difficoltà che raccoglierete saranno sia disidratati che ipotermici, perciò si tratta di due problemi da trattare sempre a priori.

Ipotermia) Per riscaldare l’animale si può mettere sotto la scatola, o direttamente nella scatola ma sempre avvolta da un panno, una borsa dell’acqua calda; in alternativa si possono riempire di acqua calda una bottiglia di plastica o dei guanti di lattice; altri dispositivi utilizzabili sono il termoforo o lampade a luce rossa o in ceramica (che scaldano senza illuminare). In ogni caso, la fonte di calore deve essere diretta solo su metà del contenitore in cui sta l’animale, in modo che questo possa spostarsi dal alto più caldo a quello più freddo secondo le sue esigenze. La temperatura prodotta va controllata frequentemente per evitare che cali (sostituire l’acqua nelle borse) o che sia eccessiva (il colpo di calore può essere rapidamente letale, e non è raro vedere animali ustionati da un contatto eccessivo con termofori).

Disidratazione) La via più rapida ed efficace per ripristinare il corretto volume di fluidi circolanti è quella endovenosa, ma come primo intervento, effettuabile da tutti, anche la via orale (reidratazione per bocca) è valida.
*Che liquidi somministrare?
Potete preparare una soluzione reidratante generica con queste dosi: 1 litro di acqua, 1 cucchiaino da tè di sale e 1 cucchiaio da minestra di zucchero. La soluzione va sempre riscaldata (a circa 38-40°C) prima di essere somministrata).
*Quanti liquidi deve assumere l’animale?
La dose giornaliera di soluzione da somministrare va calcolata in base alle perdite, ai fabbisogni di mantenimento e al grado di disidratazione stimato.
PERDITE = stabilite approssimativamente quanti millilitri di liquidi l’animale perde ogni giorno, ad esempio con la diarrea.
MANTENIMENTO = è la quantità di liquidi che l’uccello introdurrebbe durante il giorno in condizioni normali, necessaria a mantenere l’omeostasi, cioè il corretto funzionamento ed equilibrio dell’organismo. In generale si può stimare in 50 millilitri di soluzione reidratante per 1 kilogrammo di peso dell’animale (ad esempio una ghiandaia di 100 grammi di peso avrà bisogno di 5 ml di liquidi per soddisfare i suoi bisogni di mantenimento).
DISIDRATAZIONE = la percentuale di disidratazione può essere stimata osservando l’aspetto dell’animale, secondo la tabella seguente. Per ottenere gli ml di soluzione reidratante da somministrare, la percentuale di disidratazione va moltiplicata per il peso dell’animale espresso in grammi.

Aspetto dell’animale
% di disidratazione stimata
Nessuna alterazione evidente, ma si assume che tutti gli animali recuperati siano un po’ disidratati.
5%

La pelle è tesa (palpare lo sterno).
5-6%
Se sollevata, la pelle forma delle pliche che tornano lentamente in posizione; gli occhi sono opachi.
7-10%
Le mucose della bocca sono secche; le punte delle ali e le estremità delle zampe sono fredde; l’animale è depresso.
10-12%
Shock ipovolemico. L’animale è freddo, immobile: sta morendo.
12-15%
ml di liquidi persi + 50 ml/kg di peso corporeo + (% di disidratazione * grammi di peso corporeo) = ml di soluzione reidratante da somministrare all’animale nell’arco di 24 h, per due giorni consecutivi.

 

Valutazione dello stato di salute dei Mammiferi

I mammiferi, in genere, sono più difficili da gestire degli uccelli, possono essere più pericolosi, e i problemi più frequenti che li affliggono (shock, fratture, investimenti, ecc) possono essere trattati solo da un medico veterinario: perciò consegnateli a un CRAS il prima possibile. Le indicazioni seguenti potranno comunque aiutarvi a valutare le condizioni dell’animale soccorso.

- Stato del sensorio (vengono valutate le reazioni agli stimoli –visivi, acustici, tattili-, che esprimono l’attenzione all’ambiente di un animale cosciente).
*Depressione: l’animale reagisce tardi e poco agli stimoli, è disinteressato a ciò che lo circonda, se ne sta sdraiato con lo sguardo fisso nel vuoto. Può dipendere da numerose condizioni patologiche (disidratazione, ipotermia, anemia, denutrizione, febbre, avvelenamenti, ecc).
*Eccitazione: l’animale reagisce in modo sproporzionato, è agitato, si muove senza posa, vocalizza. Può dipendere da malattie infettive, patologie del sistema nervoso, stress, avvelenamenti, ecc.
- Atteggiamenti particolari
Possono essere davvero numerosissimi; in generale cercate di notare tutto ciò che si allontana dalla normale fisiologia, postura e comportamento dell’animale, ovviamente in relazione alla specie.
*La testa ruotata può indicare la presenza di un’otite interna (causata da parassiti, infezioni o corpi estranei) o di patologie nervose.
*Una perdita di saliva dalla bocca può dipendere da problemi nella cavità orale (stomatiti, parodontopatie), da avvelenamenti, da paralisi dei nervi addetti alla deglutizione, da una lussazione della mandibola, o ancora da stress o nausea.
*Un arto trascinato può essere fratturato o paralizzato. Se sono paralizzate le due zampe posteriori potrebbe esserci un’ernia del midollo spinale, magari associata ad una lussazione o una frattura della colonna vertebrale. Un danno midollare di questo tipo, inoltre, può anche causare impossibilità di urinare e defecare spontaneamente, e la vescica va fatta svuotare periodicamente. L’animale va quindi tenuto il più immobile possibile, e deve essere visitato e trattato urgentemente da un medico veterinario.
- Stato di nutrizione e di idratazione
Lo stato di nutrizione si può definire osservando e palpando la rotondità delle forme, la maggiore o minore prominenza delle ossa e valutando l’evidenza dei solchi intercostali. Un animale denutrito è anche disidratato.
La disidratazione si può valutare dagli occhi opachi e infossati, dalla secchezza delle mucose, dal mantello opaco, dalla cute fredda e poco elastica (se ne sollevate una piega, questa tornerà in posizione molto lentamente).
I mammiferi non possono essere reidratati per via orale. E’ necessario che la reidratazione venga effettuata per via parenterale (ad esempio endovenosa o intraossea) da parte di un medico veterinario, che inoltre valuterà la quantità ed il tipo di fluidi da somministrare all’animale.
- Cute e mantello
Ispezionate tutta la superficie dell’animale per verificare la presenza di parassiti, ferite, corpi estranei, edemi, ascessi, ecchimosi o ematomi, zone senza pelo (alopeciche) o infestazioni da larve di mosca.
In caso di modesta presenza di parassiti esterni (pulci, zecche, pidocchi) non applicate alcun tipo di prodotto antiparassitario, poiché per la loro tossicità queste sostanze potrebbero creare un danno maggiore all’animale. Le zecche possono comunque essere rimosse manualmente: con una pinzetta afferratele alla base (dove la testa si infigge nella cute) e tirate delicatamente e senza strappi, ruotandole nel frattempo in senso antiorario. Non bagnatele con olio o alcool: l’asfissia così indotta nella zecca infatti può stimolare il rigurgito, che è proprio la via attraverso la quale le zecche possono trasmettere malattie all’animale parassitato.
Le larve di mosca carnaria sono un problema gravissimo e non infrequente. Vanno subito asportate tutte quelle visibili, con una pinzetta, e l’animale va poi trattato da un veterinario con appositi farmaci ed eventualmente con una pulizia chirurgica delle ferite infestate.
- Apparato scheletrico
Eventuali lesioni dell’apparato muscolare e scheletrico sono estremamente dolorose, perciò la loro valutazione e manipolazione va eseguita solo da personale esperto e con l’animale sedato o anestetizzato. Un animale sofferente può facilmente essere aggressivo.
- Cavità orale
*Denti: fratture, tartaro, gengiviti, corpi estranei, ecc.
*Lingua: ferite, corpi estranei, deviazioni, infezioni, ecc.
*Colorito delle mucose:
Pallide) anemia, disidratazione, shock, malattie croniche, insufficienza renale, ecc.
Congeste) febbre, infezioni, avvelenamenti, shock, ecc.
Itteriche) problemi al fegato, avvelenamenti, emoparassiti, malattie infettive, ecc.
Cianotiche) problemi cardiaci e/o respiratori.
- Occhi
*Scolo: può crearsi in corso di infezioni o infiammazioni della congiuntiva (congiuntivite), delle palpebre (blefarite) o di tutte le strutture oculari (panoftalmite). Il materiale prodotto tende a seccarsi sull’occhio, perciò va regolarmente asportato con una garza inumidita di soluzione fisiologica o acqua borica. Non applicate mai prodotti contenenti cortisone sull’occhio (aggravano le infezioni virali e batteriche e impediscono la cicatrizzazione corneale)!
*Pupille: il diametro delle pupille deve essere uguale nei due occhi, aumentare con il buio (midriasi) e ridursi con l’esposizione alla luce (miosi). In caso di alterazioni, le pupille potrebbero essere sempre strette (avvelenamenti, congiuntiviti, ecc) o sempre allargate (paura, cecità, avvelenamenti, ecc). Se invece il diametro è diverso nelle due pupille, si parla di anisocoria; può indicare problemi all’occhio, al sistema nervoso, all’orecchio, al collo o al torace, in ogni caso è un rilievo che desta preoccupazione.
- Narici
Uno scolo monolaterale (cioè prodotto da una narice sola) può indicare la presenza di un corpo estraneo, mentre uno scolo bilaterale può presentarsi in corso di infezioni delle vie respiratorie o in caso di traumi. Avvelenamenti da rodenticidi anticoagulanti possono manifestarsi con epistassi (perdita di sangue dal naso).
- Orecchie
Essudato, ferite, parassiti. La presenza di sangue può indicare un trauma cranico.
- Perineo e deiezioni
A livello perianale si possono osservare parassiti, prolassi, ferite o l’imbrattamento che si crea in caso di diarrea.
Nelle feci si possono osservare sangue fresco (ematochezia) o digerito (melena), parassiti, materiale indigerito, e alterazioni di colore, consistenza e quantità.
Le urine potrebbero essere rosse o rosate (sangue), intensamente gialle o arancioni (problemi al fegato), troppo chiare o quasi trasparenti (alterazioni della funzionalità renale), oltre ad essere alterate nella quantità e nelle modalità di emissione. L’assenza di urinazione (anuria) può dipendere da gravi condizioni come un trauma del midollo spinale, un blocco renale, un’ostruzione delle vie urinarie o la rottura della vescica.

 

Sistemazione temporanea

Nel caso in cui non sia possibile conferire immediatamente l’animale trovato ad un CRAS, bisogna seguire alcuni criteri per garantirgli una sistemazione sicura e razionale:
- l’animale non deve poter fuggire,
- deve essere fornita una fonte di calore e la possibilità per l’animale di spostarsi in una zona più fresca se il calore diventasse eccessivo,
- la struttura dell’alloggio deve favorire le operazioni del soccorritore (manipolazione dell’animale, somministrazione di acqua e cibo, pulizia quotidiana),
- il contenitore con l’animale deve essere posizionato in un luogo tranquillo, silenzioso, lontano da correnti d’aria e da potenziali pericoli (fra cui cani e gatti!),
- l’animale deve essere tenuto lontano da radio e televisioni!,
- in presenza degli animali, assolutamente NON FUMATE! Il fumo è molto irritante e può aggravare una patologia respiratoria, inoltre la nicotina può causare tossicità (senza contare che negli animali domestici è stato dimostrato che il fumo passivo predispone allo sviluppo di tumori).

Uccelli di piccole e medie dimensioni
Possono essere utilizzate delle scatole di cartone di dimensioni congrue, con il fondo rivestito di materiale assorbente /giornali, carta assorbente da cucine), a sua volta ricoperto da un panno, per garantire un buon appoggio alle zampe dell’uccellino. Sul fondo del contenitore non usate mai trucioli di legno, che possono contenere residui tossici di colle o vernici, né paglia o fieno, che possono ferire l’animale o contenere micotossine.
La temperatura nel contenitore dovrebbe essere di circa 30 °C. L’oscurità nel contenitore non dev’essere completa, altrimenti l’animale dormirà invece di mangiare. Una feritoia ricavata nella scatola all’altezza del contenitore del cibo è una buona soluzione per illuminare bene il pasto e stimolare l’uccellino ad alimentarsi da solo.
All’interno della scatola possono essere messi (se le condizioni dell’animale lo richiedono): un posatoio (è sufficiente un pezzo di ramo, delle dimensioni adatta ad essere stretto dalle dita dell’uccellino), un ciotolino per il cibo e un abbeveratoio (da cui l’animale possa bere facilmente senza farcisi il bagno e senza rovesciarlo).
Non affollate l’interno della scatola di arredamenti superflui.
E’ meglio evitare di usare gabbie da canarini, contro le cui sbarre un selvatico si danneggerebbe gravemente il piumaggio, il becco e le zampe.
Il contenitore che ospita l’animale va pulito almeno 2 volte al giorno, asportando feci e residui di cibo (meglio se indossando guanti di lattice). Alla fine della degenza, lavate e disinfettate tutti gli oggetti che sono stati a contatto con l’animale (ciotole, beverini). Non riutilizzate la scatola per altri animali, ma gettatela dopo il primo utilizzo.

Cigni e altri uccelli di grandi dimensioni
Possono essere tenuti in una baracca o in uno stanzino foderati di carta di giornale.

Uccelli acquatici
Hanno bisogno di avere a disposizione delle vasche d’acqua, non solo per motivi comportamentali, ma anche di salute. Saranno alloggiati al meglio in un CRAS.

Ricci
Il riccio ha bisogno possibilmente di una suddivisione dell’ambiente in due spazi, di cui uno simuli una piccola tana. Una soluzione praticabile è quella di utilizzare uno scatolone (dimensione minima 50 cm per 30 cm) al cui interno collocare una scatola più piccola, chiusa dal suo coperchio, in uno dei cui lati sia stata ritagliata un’apertura (l’ ”ingresso” della tana).
Il fondo della scatola deve essere rivestito di carta di giornale o carta assorbente da cucina.
L’arredamento essenziale sarà costituito da un contenitore non rovesciabile e non troppo fondo per l’acqua, e da una ciotola per il cibo.
Il riccio è un animale molto “casinista”, e tenderà a rovesciare e imbrattare tutto il rovesciabile e l’imbrattabile, perciò armatevi di pazienza per sostituire tutti i giorni il fondo della scatola e lavare bene le ciotole.

Pipistrelli
Possono essere alloggiati in una scatola di cartone su cui siano stati praticati dei fori per l’aerazione; i fori non devono essere più larghi di 5 mm, perché anche da un’apertura così piccola un pipistrello sarebbe in grado di uscire. All’interno della scatola va messo un panno nelle cui pieghe l’animale possa nascondersi. Una sistemazione simile deve essere temporanea; i pipistrelli sono animali molto delicati e vanno trattati da personale esperto.

 

Come e cosa deve mangiare?

Iniziamo col sottolineare ancora una volta che la somministrazione di cibo non è una priorità, mentre lo sono la reidratazione ed il riscaldamento. Un animale ipotermico e disidratato, anche se è a digiuno da molto tempo, non avrà le forze di alimentarsi da solo e comunque non potrà digerire quello che mangia: dargli del cibo in questa fase potrebbe aggravare le sue condizioni.
La scelta dell’alimento e la via di somministrazione dipendono dalla specie e dalle condizioni dell’animale. Ad esempio un soggetto molto debole potrebbe inizialmente avere bisogno di una dieta semiliquida somministrata con una siringa, mentre un animale della stessa specie ma in migliori condizioni potrà sin da subito ricevere un pasto solido e assumerlo autonomamente da una ciotola.
In generale assicuratevi della qualità e dell’igiene del cibo che somministrate. Le verdure e la frutta dovrebbero essere ben lavate, fresche e asciutte; alimenti conservati refrigerati o congelati devono essere prima scaldati a temperatura ambiente; la carne dovrebbe essere del macinato crudo magro.
Una nota a parte meritano le camole del miele e della farina, alimenti di frequente utilizzo sia negli uccelli che nei mammiferi. Queste larve, prima di essere utilizzate devono essere a loro volta nutrite per almeno 24 ore, altrimenti saranno disidratate e con l’intestino vuoto (quindi avranno uno scarso valore nutrizionale). Le camole possono ad esempio essere nutrite con fettine di frutta e verdura e biscotti per cani polverizzati (vedi anche, nella sezione Contributi, “Disturbi dentali e dieta per il controllo del tartaro nei pipistrelli”).

 

Uccelli

 

Cosa NON dare MAI da mangiare a un uccello
-Latte, formaggi
-Bevande alcoliche
-Cioccolata
-Larve di mosca carnaria

Come alimentare forzatamente
Un uccello adulto molto debole potrebbe aver bisogno di essere imboccato a forza; contrariamente a un pulcino, però, non sarà molto collaborativo.
Ecco uno dei possibili metodi per aprire il becco ad un uccello di piccole o medie dimensioni: si prende tra pollice e indice della mano sinistra la parte superiore del becco; con pollice e indice della mano destra si prende invece la metà inferiore del becco e con una lieve pressione si allargano le due parti. Nel becco così semiaperto si infila la punta del dito medio della mano sinistra, in modo da tenerlo aperto e liberare la mano destra. Con pollice e indice della mano destra a questo punto si prende la pallina di cibo da somministrare; col medio destro si fa pressione sulla parte inferiore del becco per allargarlo bene. Si può quindi sfilare il medio sinistro e spingere il boccone di cibo in fondo alla gola dell’uccello.
Non bisogna aver paura di soffocare l’animale, basta fare attenzione di essere sopra la lingua e la delicata ma decisa spinta sul boccone lo farà finire direttamente in esofago. Si può aiutare la deglutizione con una goccia d’acqua o massaggiando leggermente la parte inferiore del collo tenuto esteso.
Prima di ogni imbeccata assicuratevi che il gozzo sia vuoto, osservando e palpando il collo. Dopo il pasto pulite accuratamente il becco dell’uccellino, altrimenti i residui di cibo, seccandosi, saranno molto più difficili da asportare. Un uccello sano è anche un uccello pulito!
Ad ogni modo, un uccello adulto deve riprendere ad alimentarsi spontaneamente al più presto possibile, perciò anche se lo state imboccando lasciategli sempre a disposizione del cibo adatto per stimolarlo.
Un’altra modalità di somministrazione forzata del cibo è l’impiego di una sonda, che va inserita nell’esofago fino al proventricolo (il primo stomaco degli uccelli). E’ preferibile che questa tecnica sia impiegata da personale espero e autorizzato, in possesso degli strumenti idonei.


Il rigurgito
Se l’animale rigurgita, probabilmente ha un’infezione dell’apparato digerente (ad esempio la tricomoniasi o la candidosi), o un’ostruzione del gozzo. Il rigurgito aggrava la denutrizione e la disidratazione dell’uccello, perciò la causa sottostante va individuata e trattata precocemente da un medico veterinario.


Le borre
Molti uccelli espellono le parti indigerito del cibo (ossa, penne, pelo, scheletri chitinosi degli insetti) rigurgitandole in forma di masserelle ovali più o meno grandi. I rapaci notturni espellono le borre a seconda alla quantità di materiale indigeribile che hanno assunto, mentre i rapaci diurni le producono con più regolarità, circa una volta al giorno. La dieta degli uccelli che producono borre deve consentire loro di espletare questa funzione anche in cattività, ad esempio si può aggiungere del cotone al cibo usato per l’alimentazione forzata, oppure si possono fornire quaglie di allevamento o colli di pollo per garantire la componente ossea.


Cosa deve mangiare
Per scegliere l’alimentazione adatta è importante riconoscere la specie. Se non sapete a che specie appartiene l’uccellino che avete trovato potete consultare un CRAS, navigare su un sito web di ornitologia o partecipare ad un forum di discussione inviando una foto del vostro trovatello (ad esempio sul sito Hobby Uccelli nella sezione SOS Nidiacei: http://www.hobbyuccelli.it/community/forum/).
La dieta che gli animali seguirebbero in natura non è esattamente riproducibile, ma si deve almeno fare in modo che il loro comportamento e le loro funzioni digestive non vengano alterati da ciò che somministriamo loro.
Gli uccelli rapaci bevono poco, ma in generale per tutte le specie ricordatevi, oltre al cibo, di mettere a disposizione dell’acqua fresca e pulita.
Gli uccelli possono essere suddivisi genericamente in gruppi a seconda del tipo di alimentazione prevalente. Non è detto però che in natura essi non possano variare la loro alimentazione in base all’età, alla stagione e alle disponibilità di cibo. Ad esempio per i gabbiani un alimento “naturale” sarebbe il pesce crudo, ma nelle discariche questi animali sono pressoché onnivori, perciò nella loro dieta in cattività possono essere ammessi anche altri alimenti, come la carne macinata.

 

Suddivisione in gruppi con differente alimentazione
Gruppo
Specie più frequenti
Alimentazione più adatta
Note
Granivori

Passero
Fringuello
Cardellino
Verdone
Miscela di granaglie + pastone per granivori + frutta o verdura fresca in piccole quantità + grit a scopo di integrazione del calcio. Se denutriti: 3 cucchiai di pappa di cereali per neonati + 1 cucchiaio di pastone all’uovo per canarini + 1 cucchiaino di omogeneizzato di carne + 1 cucchiaino di omogeneizzato di verdura, il tutto fluidificato con acqua calda e somministrato con siringa.
Insettivori
Rondine
Rondone
Balestruccio
Capinera
Cince
Camole del miele e della farina (ben nutrite a loro volta!) + pastone per insettivori + carne macinata cruda magra. Se denutriti: omogeneizzato di carne fluidificato con acqua calda, somministrato con siringa.
Vegetariani
Piccione
Tortora
Colombaccio
Dieta mista di leguminose (soia, lenticchie, piselli, ceci) e graminacee (orzo, farro, avena, mais); spezzettare i semi più grossi. Se denutriti: pappa di cereali per neonati + omogeneizzato di carne, fluidificato con acqua calda e somministrato con una siringa.
Carnivori
Rapaci diurni
Rapaci notturni
Quaglie di allevamento intere, colli di pollo interi o tritati, carne macinata magra cruda.  
Uccelli poco specializzati (onnivori)
Gazza
Cornacchia grigia
Ghiandaia
Carne macinata magra cruda, granaglie, frutta fresca che troverebbero nel loro territorio, pastone per insettivori, cibo per cani in scatola.  
Piscivori
Gabbiani
Cormorani
Svassi
Sule
Martinpescatore
Pesce crudo.  

 

Mammiferi

 

Cosa NON dare MAI da mangiare a un mammifero
-Pastasciutta, avanzi di cucina, ossa
-Bevande alcoliche
-Cioccolata, dolci, pane

Come somministrare il cibo
Un animale inappetente può essere stimolato con cibi molto saporiti, o scaldando il pasto (il calore esalta profumo e gusto). Se questo tentativo non va a buon fine, si può preparare un pasto semiliquido (ovviamente diverso a seconda delle specie) e somministrarlo per bocca con una siringa senza ago.
Un mammifero anoressico (che non mangia) va comunque ospedalizzato, per ricevere le adeguate terapie di supporto. Il digiuno infatti non causa semplicemente dimagrimento e debolezza, ma anche, ad esempio, degenerazione del fegato, atrofia dei muscoli, disidratazione con conseguenti problemi renali, ecc.

Cosa deve mangiare
Ecco alcuni siti in cui potrete trovare informazioni dettagliate su come alimentare differenti specie di mammiferi.
Riccio http://hedgehogs.altervista.org/nutrire_adulto.php
Pipistrello http://biocenosi.dipbsf.uninsubria.it/chiroptera/ (è scaricabile il documento SOS Chirotteri)

 

Uccellini orfani
Sezione in preparazione.

Mammiferi orfani
Sezione in preparazione.

Cetacei e tartarughe marine

Sulle coste è possibile imbattersi in mammiferi marini o tartarughe marine che si sono arenati in seguito a qualche problema.
Per quanto riguarda i cetacei è possibile telefonare al numero di Europ Assistance riservato al Centro Studi Cetacei: 02-58241.
Per ulteriori informazioni potete consultare i seguenti siti:
- “Gli spiaggiamenti” di M. Borri, http://www.unipv.it/webcib/WEBMUSEOPV/spiaggiamenti.htm, spiega quali sono le organizzazioni nazionali che se ne occupano e cosa succede dopo la segnalazione di un caso,
- http://www.centrostudicetacei.org/ , il sito del Centro Studi Cetacei,
- http://www.mondellolido.it/rubriche/ecologia/csc.htm, recapiti del CSC in Sicilia,
- http://www.guardiacostiera.it/organizzazione/comandiperiferici.cfm, i comandi periferici della Guardia Costiera,
- http://fondazionecetacea.org/ , il sito della Fondazione Cetacea.
La Fondazione Cetacea inoltre ha organizzato un gruppo di pronto intervento per il soccorso di Cetacei, tartarughe marine e grandi vertebrati marini, il Pr.In.Ce.
In caso vi siate imbattuti in una tartaruga marina in difficoltà potrete inoltre contattare il gruppo operativo più vicino del WWF o altre organizzazioni che fanno parte del Network Tartarughe, i cui recapiti sono disponibili all’indirizzo http://www.wwf.it/specie/soccorso.asp.


In generale gli animali spiaggiati vanno tenuti all’ombra e bagnati spesso con acqua di mare. In modo specifico alcune misure di pronto intervento per i delfini spiaggiati sono, ad esempio:
- coprire le pinne caudali e dorsali con dei panni bianchi bagnati,
- nebulizzare acqua su tutto il corpo,
- creare una zona d’ombra,
- scavare una buca sotto le pinne pettorali per evitare che si traumatizzino,
- impedire che entrino sabbia e acqua nello sfiatatoio,
- tenere lontana la folla.

 

Fonti bibliografiche

Per la preparazione di questo testo sono state consultate le seguenti opere:

- Fico R. 1997. Rischi sanitari dei centri recupero di fauna selvatica. In Atti del II Seminario Nazionale sui Centri Recupero Animali Selvatici, a cura di L. Botteghi e F. Cecere, Riserva Naturale WWF Bosco di Vanzago, 17-18 giugno 1995. Penne: Cogecstre Edizioni.
- Gelli D. e S. Romagnoli. 2001. Pronto soccorso degli orfani di mammiferi selvatici. Praxis Veterinaria 22 (1): 18-25.
- Lambertini M. e L. Palestra. 1997. Nati liberi. Manuale pratico di pronto soccorso per animali selvatici. Padova: Franco Muzzio Editore.
- Mullineaux E., D. Best e J. E. Cooper (a cura di). 2003. BSAVA manual of wildlife casualties. British Small Animal Veterinary Association.
- Stocker L. 1992. Saint Tiggywinkles wildcare handbook. London: Chatto & Windus.
- Stocker L. 2000. Practical wildlife care. Oxford: Blackwell Publishing.
- Von Frisch O. 1969. Piccoli volatili trovatelli. Edagricole – Edizioni Agricole Bologna.

Per saperne di più potete anche consultare la sezione Letteratura.